martedì 15 maggio 2012

Song For Today, 4

Ultimamente non scrivo molto, mi manca il tempo.
O meglio, non scrivo da un bel po'.
Ma ascolto musica, di quella che piace a me. In macchina, ovviamente.

Grazie Camilla, per avermi fatto conoscere questo artista.


Jonas David - Umbrella (Rihanna Cover)*

*Ok, tra le canzoni che potevo scegliere, questa è l'unica  non tratta dal suo album.
Ma la preferisco all'originale, lo dico.
L'album si chiama Keep the time.
Per chi fosse interessato.

venerdì 13 aprile 2012

E poi ci sono giornate così, in cui non ha mai smesso di piovere ed è tutto un po' più grigio ogni minuto che passa. Ma c'è quel buon odore di bagnato, e mi dimentico di tutti i perché.
In cui dentro, in casa, il silenzio è l'unico a tenermi compagnia.
E il telefono non ha mai suonato, e c'è un profumo di vaniglia che sale dalla tazza di tè bollente lì sul tavolo. E io so che non c'è situazione più perfetta per studiare, ma tutto mi annoia, tutto quasi mi infastidisce. Storia dell'arte, mi ricordo, mi piaceva. E c'è l'ultima puntata di Downton Abbey che sta là, in quella cartella, che aspetta solo di essere vista. Che voglio, voglio vedere.

E non capisco cos'è che mi disturbi così tanto dell'essere a casa da sola in questa giornata che mi sa di poco. Forse la torta che ho finito, e neanche mi piaceva. L'ho solo mangiata.
Forse proprio essere da sola fino alle cinque, o ritrovarmi qui a scrivere queste stupidaggini  in foglietti di carta, invece di qualcosa che assomigli più a me, a quello che ho in mente da un bel po'.
Ma sono quasi le cinque, e la smetto.

sabato 3 marzo 2012

Non la chiamo col suo nome


Gli occhi bruciavano di un fuoco irrazionale, nato negli anfratti più reconditi del suo animo tormentato, nascosto all'ombra di un'acidità covata negli anni ma mai lasciata trapelare. Il suo sguardo, nonostante sembrasse assente, disinteressato, faceva quasi paura, perché vi si leggeva un furore recalcitrante che non poteva più essere contenuto.
Le parole, da dolci, calde, premurose, diventavano taglienti, gelide senza un apparente motivo. La cattiveria usciva incontrollata dalla sua bocca, incapace ormai di trattenere a sé un qualsiasi pensiero. Il viso contorceva le fattezze in un'espressione di vero disprezzo, che mai si vede in chi è abituato a non dover avere bisogno di difendersi con la voce costantemente.
Ma bastava un attimo, e tutto svaniva. Che si dovesse aspettare un minuto, un'ora, un giorno, poi tutto ritornava alla normalità.
O peggiorava.
Il fatto è che non c'era più tempo di essere quello che era sempre stata.
Non avrebbe più potuto avere responsabilità per ciò che la riguardava.
C'era una bestia che le divorava la mente. Mangiava, fino alla sazietà, e poi riprendeva da capo il suo lavoro, senza pause, senza tregue, senza pietà.
Una malattia che non conosceva ragioni, preoccupazioni, dubbi. Storie. Vite.
Una malattia che non lasciava spazio alla personalità, che parlava senza essere interpellata, che infiltrava convinzioni mai accettate, che insinuava il falso, che costruiva castelli di sabbia con i suoi ricordi, demolendoli poi con l'irruenza di un'onda sul bagnasciuga.

E c'era sempre meno luce nelle sue giornate.


domenica 19 febbraio 2012

Ultimamente

stanco [stàn-co] agg. (pl.m. -chif. -che)

1 Privo di forze, di energia, a causa di un affaticamento fisico o mentale: avere le braccia s.la mente s.; che denota stanchezza: faccia s. || essere nato s., tendere alla pigrizia | essere s. morto, sentirsi fisicamente e mentalmente esausto
2 fig. Sfiduciato, annoiato, stufo: essere s. di vivere, di inseguire sogni
3 fig. Esaurito, spento: vena poetica, fantasia s.